Conscio ed inconscio cognitivo

Le differenze tra conscio ed inconscio cognitivo condizionano le scelte di progettazione ed il design di un’interfaccia. La distinzione fatta nella psicologia cognitiva e negli studi sull’interazione uomo-macchina tra conscio ed inconscio cognitivo non corrisponde ad un insieme di fenomeni presenti fisicamente nel cervello.

 

La suddivisione, invece, è fondamentale per comprendere gli aspetti legati ai processi cognitivi di attenzione e di memoria e più in generale sulle modalità del comportamento umano.

 

Nella psicologia cognitiva la dimensione inconscia ha perso qualsiasi valenza mistico-filosofica diventando la parte più consistente nel processo umano di elaborazione dell’informazione. Le attività di routine, che rappresentano la maggior parte delle nostre azioni quotidiane, avvengono attraverso modalità inconsce del comportamento umano eseguite, quindi, senza un processo di elaborazione ma con un comportamento da esperto, poiché ogni informazione necessaria all’azione è già presente.

 

Per passare da stati inconsci a stati consci della cognizione, l’informazione deve essere veicolata da uno stimolo dell’ambiente esterno o dell’esperienza dell’individuo. Gli stati consci entrano in gioco ogni volta che affrontiamo situazioni nuove o pericolose o quando è necessario prendere decisioni non abitudinarie. Questi stati si manifestano, quindi, soprattutto nelle attività che richiedono delle scelte o possibilità di azioni differenti.
 
Imparare cose nuove, articola diverse informazioni, sollecitando gli stati consci di una persona. Nel ripetere lo stesso processo le alternative si assottigliano, l’operazione diventa automatica entrando a far parte dell’agire inconscio umano.

Qualsiasi sequenza ripetuta nel tempo, quindi, diventa acquisita ed automatica. Queste considerazioni hanno ripercussioni importanti nelle scelte della progettazione di un’interfaccia, poiché bisogna evitare di far assumere automatismi sbagliati.

 

Raskin evidenzia come il dovere del progettista è impedire la formazione di cattive abitudini che causano difficoltà all’utente. I sistemi umani producono, in questo senso, una assuefazione benigna. «Molti dei problemi che rendono un prodotto scomodo e difficile da usare hanno origine da interfacce che non fanno distinzione tra gli aspetti positivi e aspetti potenzialmente dannosi nello sviluppo di abitudini nel comportamento umano».